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Stagione 88  /  Episodio 3

La disposizione

La unit come oggetto fondamentale: un foglietto in formato fisso che descrive una cosa da gestire. I suoi tipi - il servizio, la porta, la sveglia, il raggruppamento - tutti con la stessa forma; e il fatto che sta scritta in un file, cioe' lo stato che vuoi diventa un documento.

Note dell'episodio

Ciao, e benvenuto nella terza puntata dell'ottantottesima stagione. Abbiamo detto che al direttore consegni delle disposizioni, non un copione di passi. Oggi guardiamo da vicino proprio quella: la disposizione. Cos'è, com'è fatta, e perché è un'idea così potente. Il titolo di oggi: la disposizione.

Partiamo da cosa è. Una disposizione è un foglietto, scritto in un formato fisso, che descrive una cosa che il direttore deve gestire. Non è un programma, non è una sequenza di comandi: è una descrizione. Dice che tipo di cosa è, come si chiama, e le poche informazioni che servono a gestirla, prima fra tutte da cosa dipende. È piccola, è leggibile, e, soprattutto, ha sempre la stessa forma.

E qui arriva la prima sorpresa, quella che rende l'idea elegante. Non esiste un solo tipo di disposizione. Il direttore non gestisce soltanto programmi da tenere accesi: gestisce cose molto diverse tra loro, e le gestisce tutte con lo stesso identico formato di foglietto. Facciamo il giro dei tipi principali.

Il tipo più comune è il servizio: un programma che deve stare in funzione, come quello che risponde alle pagine web o quello che gestisce la posta. La sua disposizione dice come si avvia e, se cade, se va riavviato. Ma c'è un secondo tipo, la porta: una disposizione che non avvia nulla subito, ma dice al direttore di mettersi in ascolto a un certo ingresso, e di svegliare il servizio giusto solo quando qualcuno bussa. C'è un terzo tipo, la sveglia: una disposizione che dice fai partire questa cosa a quest'ora, o ogni tanto. E c'è un quarto tipo, molto speciale, il raggruppamento: una disposizione che non fa nulla di suo, ma tiene insieme un mucchio di altre disposizioni sotto un unico nome, come una cartella che dice tutte queste cose, insieme, formano lo stato pronto all'uso. È il successore moderno di quelli che una volta si chiamavano i livelli di funzionamento: invece di un numero misterioso, un nome che dice cosa significa, per esempio sistema pronto per gli utenti, oppure sistema pronto anche con la parte grafica. Dici al direttore raggiungi questo raggruppamento, e lui sa quali disposizioni accendere per arrivarci.

Ferma un attimo e assapora la cosa, perché è qui la bellezza. Un programma da tenere acceso, un ingresso in ascolto, una sveglia a orario, un raggruppamento di servizi: sono cose concettualmente diversissime. Eppure al direttore le descrivi tutte nello stesso modo, con lo stesso tipo di foglietto, cambiando solo l'etichetta del tipo e qualche dettaglio. È come se un ufficio usasse un unico modulo per gestire dipendenti, macchinari, appuntamenti e interi reparti: invece di imparare quattro sistemi diversi, ne impari uno solo, e lo applichi a tutto.

E torna, da questo lato, il ritornello della stagione. Tu dichiari lo stato: ogni disposizione è un pezzetto di stato dichiarato. Questo servizio deve essere attivo. Questa porta deve essere in ascolto. Questa cosa deve partire alle tre di notte. Non stai dicendo come, stai dichiarando una condizione che vuoi vera, e il direttore si fa carico di renderla vera e di mantenerla. Tanti foglietti, tutti della stessa forma, che insieme descrivono lo stato completo che vuoi per la macchina.

Un paio di cose pratiche, prima di chiudere. Primo: le disposizioni stanno scritte in file, e questo è prezioso, perché vuol dire che lo stato che vuoi è scritto nero su bianco, lo puoi leggere, confrontare, mettere sotto controllo di versione, copiare da una macchina all'altra. Il desiderio di come deve essere il sistema diventa un documento, non un gesto. Secondo: ci sono le disposizioni di sistema, quelle che vengono con i programmi che installi, e quelle che scrivi o modifichi tu per le tue esigenze, senza rompere le prime. C'è un posto per le fabbriche e un posto per te, e il tuo ha la precedenza: così puoi ritoccare il comportamento di un servizio senza toccare il foglietto originale, che al prossimo aggiornamento tornerebbe com'era.

Voglio lasciarti con un modo di guardare qualunque sistema gestito così. Non vederlo come un groviglio di programmi che girano chissà come. Vedilo come una pila di foglietti, tutti della stessa forma, ognuno che dichiara una piccola cosa: questo attivo, questa porta aperta, questa sveglia puntata, questo gruppo pronto. Se impari a leggere un foglietto, li sai leggere tutti, perché hanno tutti la stessa forma. E la somma di quei foglietti è, nero su bianco, lo stato che hai chiesto alla macchina di tenere.

Per oggi ci fermiamo qui. Abbiamo aperto la disposizione: un foglietto in formato fisso che descrive una cosa da gestire; i suoi tipi, il servizio, la porta, la sveglia, il raggruppamento, tutti con la stessa forma; e il fatto che sta scritta in un file, cioè lo stato che vuoi diventa un documento leggibile e copiabile. Nella prossima puntata: chi prima e chi dopo. Nelle note trovi qualche spunto. Se ti è utile, condividila. Grazie per l'ascolto, e ci sentiamo alla prossima.