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Stagione 91  /  Episodio 9

Il filo verso il mondo

La puntata equa sulla connessione, pesata da ogni lato senza verdetto: le ragioni della comodita' e della portata, quelle dell'isolamento, la fine dell'illusione dell'oscurita' come difesa, le lingue vecchie senza sigillo d'identita' e la storia famosa del nemico che controlla mani e ritratto insieme. La via di mezzo: poche porte ben sorvegliate.

Note dell'episodio

Ciao, e benvenuto nella nona puntata della novantunesima stagione. Oggi affrontiamo la questione più spinosa di tutte, quella su cui si litiga davvero: conviene collegare la guardiola al mondo di fuori, oppure tenerla chiusa e isolata? Il titolo di oggi: il filo verso il mondo.

Partiamo dal fatto che cambia tutto. Per anni la guardiola era un'isola: i suoi fili andavano solo ai cascinali, e nient'altro. Poi è arrivata la tentazione, comprensibile: tirare un filo anche verso il mondo esterno, così che il custode possa vedere la tenuta da casa sua, la sera; così che un esperto lontano possa dare un'occhiata a un cascinale malato senza un giorno di viaggio; così che il padrone, dall'ufficio, veda i numeri. Tutto molto comodo, molto utile. Ma c'è una verità scomoda da dire subito: lo stesso filo che fa entrare te, fa entrare chiunque lo trovi. Chi raggiunge quel filo non può solo guardare: può anche tirare i cordoni.

Vediamo le ragioni per collegarsi, perché sono forti e vere. La comodità e la portata: sorvegliare la tenuta da ovunque, farsi aiutare da chi è lontano, unire i numeri della tenuta a quelli dell'ufficio. L'isolamento, al contrario, ha un prezzo: se alle tre di notte serve un occhio e nessuno è lì, sei nei guai. E oggi a una tenuta si chiede sempre più spesso di mandare i suoi dati verso l'alto. Chiudersi del tutto non è gratis.

Ora giriamo la medaglia, con la stessa onestà. Per decenni, la difesa vera di queste guardiole è stata una sola, mai detta ad alta voce: nessuno, là fuori, sa nemmeno che i nostri fili esistono, dove passano, che lingua parlano. Era l'oscurità a proteggere. E qui va detta la cosa dura: quella difesa oggi è in gran parte un'illusione. I fili si trovano, le lingue dei messaggeri sono pubbliche, e una tenuta raggiungibile dal mondo è raggiungibile anche da estranei che potrebbero tirare cordoni capaci di allagare un paese. Peggio ancora: ricordi le lingue vecchie e spartane di cui abbiamo parlato? Sono nate per una linea fidata, dove chiunque parli è un amico, e non hanno nessun sigillo che dica chi sei. Collegare un sistema che si fida di tutti a un mondo pieno di sconosciuti è pericoloso per sua natura.

E c'è una storia famosa, che tutti in questo mestiere hanno imparato a mente, senza bisogno di nomi. Una mano ostile riuscì a infilarsi lungo il filo e a far sì che i guardiani, in silenzio, facessero una cosa leggermente sbagliata, rovinando pian piano le macchine, mentre la parete, in sala, continuava a mostrare tutto verde e tranquillo. È l'incubo perfetto: qualcuno che controlla insieme le mani e il ritratto, così che tu veda la calma mentre il disastro accade. Da quel giorno, nessuno dice più che queste cose sono al sicuro solo perché sono nascoste.

E allora, qual è la via onesta? Non è né collegare tutto con leggerezza, né murarsi vivi per sempre. È una via di mezzo, fatta di misura. Poche porte, e ben sorvegliate, invece di un filo nascosto che fingi nessuno abbia trovato. Un cancello chiaro tra i fili che comandano la tenuta e le chiacchiere dell'ufficio, perché non è detto che chi entra per vedere un numero debba poter tirare una paratoia. Far uscire l'informazione, che si guardi pure da lontano, con più larghezza di quanta ne concedi ai comandi che entrano. E un vero portinaio con tanto di sigilli che riconoscono chi parla, al posto del vecchio incantesimo nessuno sa che siamo qui.

Ma anche qui, onestà fino in fondo: il mondo dell'ufficio e il mondo del controllo hanno istinti opposti. L'ufficio cambia tutto in fretta, aggiorna di continuo, ricollega qualunque cosa. Il controllo non deve fermarsi mai, non si può spegnere e riaccendere con leggerezza, e fa girare macchine vecchie di decenni. Pretendere che uno dei due viva con le abitudini dell'altro rompe le cose. Non c'è una risposta giusta per tutti: c'è il peso, da fare sul tuo caso, tra quanto ti serve la comodità e quanto ti costerebbe uno sconosciuto che tira i tuoi cordoni.

Torna il ritornello: vedere e comandare da lontano, lasciando le mani veloci a chi sta vicino; e vedere mille cose serve a poco, se non sai quale guardare per prima. Il filo verso il mondo allunga il da lontano fino all'altro capo della terra: un potere enorme, e proprio per questo da maneggiare con enorme prudenza.

Voglio lasciarti con una domanda da farti ogni volta che colleghi al mondo qualcosa che era al sicuro solo perché era isolato, dalla guardiola di una tenuta a un apparecchio di casa tua. Lo stesso filo che dà a te la comodità di arrivarci, dà a uno sconosciuto la possibilità di arrivarci. Chiediti: cosa potrebbe fare il peggiore degli sconosciuti, una volta su quel filo? E quella comodità vale quel rischio? Soprattutto, non lasciare mai che il non ci ha mai dato fastidio nessuno sia l'unica serratura di una porta che ormai dà sulla folla.

Per oggi ci fermiamo qui. Abbiamo pesato il filo verso il mondo da ogni lato: le ragioni della comodità, quelle dell'isolamento, la fine dell'illusione dell'oscurità, e la via di mezzo delle poche porte sorvegliate. Senza un verdetto, perché dipende dalla tua tenuta. Nella prossima puntata: governare quello che non tocchi. Nelle note trovi qualche spunto. Se ti è utile, condividila. Grazie per l'ascolto, e ci sentiamo alla prossima.